14 febbraio 2010
Tu che sei mio Fratello
Piossasco,27 Gennaio 2010
Hai sempre una forma Smagliante e Simpatica, mio caro fratello….
Però… 50 anni fa…..Piangendo...esordivi così sul palcoscenico della vita, come la cosa più bella che poteva capitare dopo il tramontare del sole, in quella fredda serata di gennaio. Mi telefonò papà e con voce di pianto mi disse: “E’ nato Cammileddu”, lo sai che papà nostro desiderava un’altra femmina e invece..Tu! Il mio fratellino, tu che hai fatto spostare il mio lettino e mi hai rubato mamma e papà!
E da quel giorno ebbe inizio la tua e la mia avventura, siamo sempre stati insieme io e te, tu a leggermi le tue poesie, a presentarmi i tuoi ammirevoli tramonti, a riempire la nostra casa con la tua musica, quante belle canzoni hanno soffuso la tua vita di melodia, i film che abbiamo visto e commentato insieme, le tue nuove coreografie di ballo, il nostro mare d’estate ,la tua collezione di automobiline, La tua passione per gli elefanti, non c’è più spazio per noi in casa!.. Tu, fratello mio, semplice, sincero e bravo come il sole, ti disse un giorno qualcuna! Tu che sei l’esempio vivente personalmente, della frase “la vera giovinezza è quella del cuore”!Oggi con la complicità delle mie sorelle amiche e in particolare la collaborazione straordinaria di Francesca per aver permesso di riunire qui, le persone care al mio e al tuo cuore. Un grazie di vero cuore a Tony e al suo ultimo Best-Seller dal titolo: “IL LIBRO DEL TUO COMPLEANNO” e alla sua Antonella per aver creato lo Slide “ I tuoi ricordi più belli”
TANTI AUGURI PER I TUOI FASCINOSI 50 ANNI,
TI VOGLIO BENE FRATELLO MIO!
Tua Sorel….Lina!
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Perdersi
PERDERSI
Ora tocca fermarsi, sentire il mare lento della notte mentre accarezza la terra.
Possiamo sederci qui, ai limiti della risacca, e che importa se la sabbia è ancora troppo umida.
Rinunciare alla vicinanza di questo mare buio e lieve sarebbe come umiliare il nostro coraggio che non è infinito, lo sappiamo ora, ma che è stato sufficiente per portarci fin qui.
Improvvisamente questa notte calda isolana si è fatta buia davvero, ora che la luna ha scelto di soffocare dietro alle nuvole.
Fingiamo di essere sorpresi almeno un po’, ma sappiamo benissimo ogni minuto che ci attende, ogni istante di questo tempo è destinato a essere consumato fino in fondo.
Abbiamo scelto questa notte per perderci
Non c’è casualità e non c’è calcolo; non rimorso né incoscienza.
Perdersi – e noi ci stiamo perdendo in questo amore senza futuro – è sempre per ritrovarsi.
Dove ci si perde quando ci si perde?
Negli occhi di una storia impossibile.
In cima a un grattacielo, a guardare il mondo che si muove sotto.
Dentro a una macchina, a parlare per ore in attesa di un bacio che non verrà.
Nelle parole di una canzone mai condivisa.
In un libro che finisce troppo presto, ma anche in una pagina che non finisce mai.
Tra le moltitudini di un viaggio in Oriente, quando si smarrisce la misura e non si riesce più a tracciare un confine tra vita e non vita.
Tra le nevi che in inverni troppo lunghi uniformano i pascoli.
Sull’acqua, se non vedi più la riva.
Nei deserti africani, se il vento cancella le piste.
Nei ricordi, se prende il sopravvento la nostalgia.
Dentro ai numeri, quando ci si crede troppo.
E dentro ai colori, quando si perdono di vista le sfumature.
Nella trasgressione che diventa regola.
In quelle regole che non sanno reggere una trasgressione.
Nel fuoco, quando soffia il vento.
Dentro un letto divenuto troppo grande.
In una stanza divenuta troppo piccola.
Ma anche in un letto ormai troppo piccolo o dentro ad un enorme vuoto abitato.
Ci si perde nelle troppe parole dette e nelle poche taciute.
Nei rimorsi di un sì o di un no dimenticato per strada lungo i nostri percorsi distratti o timorosi.
Ci si perde nei dubbi, ma soprattutto nelle certezze.
Nelle idee quando non sanno trovare quotidianità.
E nelle azioni che negano il pensiero.
Ci si perde nel non riuscire a capire che ci si sta perdendo.
Nella rassegnazione e nella sopraffazione.
Ci si perde in un corpo a cercare un cuore.
nel sentirsi irraggiungibili, ma ci si perde uguale nel viversi irrimediabilmente ultimi.
Ci si perde vincitori e vinti.
Ci si perde perdenti.
Ci si perde persi.
Ci si perde fuggendo il gusto del perdono.
mille finestre di una megalopoli e nelle profondità di un canyon.
Ci si perde a pensare l’universo.
A immaginare le stelle.
A mettere a fuoco la luna.
Negli occhi di un gatto e nella vastità delle nuvole.
Nel nulla delle nebbie o nell’assoluto dell’orizzonte, a cercare di rubare qualcosa oltre alla sensibilità della vista.
Ci si perde a separare i colori dell’arcobaleno, a immaginare la materia dentro al buio, a intuire il fondo di un mare troppo blu.
Ci si perde nella foresta, come raccontano le storie.
E come nelle storie, quelle che ci cantilenavano da piccoli, ci si ritrova.
Sempre.
Abbiamo bisogno di perderci perché abbiamo bisogno di ritrovarci.
Guarda, è ricomparsa la luna.
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08 marzo 2009
8 Marzo 2009 Festa della Donna

celebrata in molti paesi l’ 8 marzo. E’ un giorno di celebrazione per le conquiste sociali, di lotta per le associazioni femministe ed è una ricorrenza in cui molte amiche si ritrovano a passare la serata assieme. L’origine storica e la scelta della data per la festa è incerta. Molti concordano nel vederne l’origine decisa in una Conferenza dell’Internazionale Socialista all’inizi del ‘900. La storia vuole che la data debba riferirsi ad un incendio di una fabbrica tessile statunitense in cui le lavoratrici scioperavano per protestare contro le condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero proseguì per diversi giorni finché il proprietario della fabbrica bloccò tutte le vie di uscita. Poi allo stabilimento venne appiccato il fuoco e per le oltre 120 operaie prigioniere all’interno non vi fu scampo. Quel che è certo è che l’8 marzo assunse col tempo un’importanza mondiale, diventando il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli e il punto di partenza per il riscatto della propria dignità.




08:51 Scritto da: gjojosa in D: come donna | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | OKNOtizie |
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07 febbraio 2009
Arrivederci Eluana

12:17 Scritto da: gjojosa in Sociale | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | OKNOtizie |
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12 gennaio 2009
Caterina
(Kate l’autrice della poesia, non era capace di parlare e fu vista per caso scrivere. Dopo la sua morte, il suo armadietto in ospedale, fu svuotato e fu trovata questa poesia,)…….
Che cosa vedete infermieri,cosa vedete? Pensate quando mi guardate a una vecchia signora bisbetica non molto saggia insicura nei suoi gesti quotidiani con gli occhi persi che sciupa il cibo e non dà mai una risposta, quando con voce grossa dite “voglio che proviate”,che sembra non apprezzare le cose che voi fate e sta sempre per perdere una calza o una scarpa, che sottomessa o no lascia che voi facciate come volete per il bagno o il mangiare tanto da riempire la lunga giornata, è questo che state pensando à questo che vedete? E allora apri gli occhi Infermiere, ma non stai guardando me.
Ti dirò io chi sono mentre sono seduta qui così ferma mentre rispondo ai tuoi ordini mentre mangio quando vuoi tu. Io sono una bambina di 10 anni con un padre e una madre, fratelli e sorelle che si amano gli uni con gli altri, una ragazza di 16 anni con le ali ai piedi, che sogna che presto incontrerà il suo uomo; una sposa presto, a 20 anni, il mio cuore ha un sobbalzo ricordando i voti che avevo promesso di prendere, a 25 anni ora ho un figlio che ha bisogno di me per costruire una tranquilla casa felice. Una giovane donna di 30 anni adesso, mio figlio è cresciuto velocemente uniti gli uni agli altri da legami che dovrebbero durare, a 4 dei miei figli ora cresciuti, se ne andranno presto ma il mio uomo mi sta accanto a vedere che non pianga. A 50 anni ancora una volta i bambini giocano sulle mie ginocchia, di nuovo abbiamo a che fare con i bimbi il mio amor ed io. Giorni bui mi stanno aspettando, mio marito è morto, io guardo al futuro ma rabbrividisco con terrore perché i miei figli sono tutti impegnati a crescere i figli loro, io penso agli anni e all’amore che ho conosciuto.

Io sono una vecchia donna adesso, e la natura è crudele, è il suo scherzo quello di far sembrare la vecchiaia follia. Il corpo si sbriciola, la grazia e il vigore se ne vanno c’è una pietra adesso, dove una volta c’era il cuore; ma dentro questa vecchia carcassa continua ad abitare una ragazzina, e ora ancora il mio cuore ammaccato si gonfia, ricordo di gioia ricordo di dolori, sto amando e vivendo la vita sopra tutto, penso che gli anni, in tutto troppo pochi, sono passati troppo in fretta, e accetto il duro fatto che niente può durare. Allora aprite gli occhi infermieri, aprite e guardate, non una vecchia signora bisbetica guardate più da vicino, cercate di vedere ME.

23:46 Scritto da: gjojosa in vivere così | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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Le ferite dell'indifferenza
C’è chi dice che le ferite si aprono di notte. Si aprono anche di giorno, quando ti fermi ad osservare per capire. Ma l’indifferenza fa capire molto poco sai? Se è vero che le parole feriscono, molto spesso a ferire è pure il silenzio. Siamo viaggiatori solitari, con bagaglio più o meno pesante. Ecco cosa siamo. Viaggiatori persi nel mare dell’indifferenza umana.

Chi segue dritto per la sua strada senza voltarsi, chi annaspa come può, cercando di salvarsi, chi guarda sgomento, chi muore ogni giorno di più, chi ride, chi scherza, chi ferisce, chi gioca, chi tradisce, chi nasce, chi muore. Distanti. Sempre più distanti. Senza mai rompere il silenzio dell’indifferenza.

Senza mai fermarsi a domandare, a regalare un sorriso. Osserviamo e proseguiamo il nostro cammino. Bolle di sapone … non ci accorgiamo di nulla. Non ci accorgiamo di chi non ha aria, di chi stà per affogare perso in un mare di gente,tra mille sguardi distratti. Non ci accorgiamo di chi in strada tende una mano, del viso troppo triste di un bambino. Non vediamo le lacrime della donna seduta accanto a noi in autobus. Eppure ci sfioriamo,ci guardiamo a tratti con fastidio. Siamo anime stanche. Di noi e degli altri. Ognuna con il proprio fardello. Siamo anime sole.
Il desiderio è metà della vita; l’indifferenza è metà della morte. K. Gibran
23:32 Scritto da: gjojosa in Sociale | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | OKNOtizie |
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